Kohler CUP: la mezza maratona che non volevo correre!

Sapevo dell’esistenza della Kohler CUP durante lo svolgimento dell’UltraMaratona del Tricolore lo scorso week-end a Reggio Emilia. Tra le varie e le eventuali avevo rimandato l’iscrizione sino a farle chiudere. Poi -sorvoliamo i dettagli- il venerdì sera mi sono trovato iscritto per la mezza maratona del sabato.

Le riflessioni precedenti la partenza:

Non avevo molto tempo per riflettere sulle solite cosa precedenti la gara. Dal momento del “Guarda che sei iscritto” alla partenza non mancava molto. Era poco oltre la mezza giornata e la notte ho dormito come un ghiro.

Sapevo di non avere i 21km nelle gambe, ma non ero molto preoccupato. La gara consisteva in 21Km da svolgersi in un anello da 1,6Km sul quale ho già gareggiato nei due anni precedenti. Se per qualsiasi motivo le cose fossero andate male al massimo dovevo fare ottocento metri per tornare indietro e fermarmi.

Ero nello spogliatoio quando ho scattato questa fotografia ed il mio pensiero è stato questo:

Che dici, andiamo? Why not? Ah bhe … Se vuoi la lista di motivazioni te la posso fornire senza problemi! Addio mondo,non sopravviverò!

In effetti non ero per nulla fiducioso di farcela e questo era indipendente dal cronometro finale. Non metto chilometri nelle gambe da mesi e questo già è un problema. Eravamo io e le mie Hoka Clifton 4. Sapevo di potere contare solamente su di loro una volta in gara.

Kohler CUP: Poi nulla nemmeno la volevo correre io!

La Kohler CUP è partita come da programma sabato pomeriggio alle 15:30. Ero in prima linea (non che fosse difficile visto il numero dei partecipanti) peccato solo nel lato sbagliato della griglia ed alla prima curva l’ho patita.

Ho già dato circa nove ore della mia vita sul circuito della Lombardini, quindi mi ricordo bene tutte le traiettorie ideale per ridurre il tempo in corsa. Avevo da fare 13 giri completi più un pezzo di compensazione. Una volta passato sotto l’arco la prima volta il gioco era semplice: ogni giro un miglio, così non penso al numero ventuno dei chilometri.

Non mi ero dato nessuna ambizione finale a livello di ritmo o medie o crono al traguardo. Mi ero solamente imposto di stare tra i 160 e 170 battiti cardiaci. Inutile darsi il limite minimo, sapevo che sarei stato a pelo del massimo tutto il tempo.

Cosa posso dire? Mi ricordo bene i primi dodici chilometri dove le gambe erano a regime e mi hanno portato a spasso bene. Poi le ho sentite andare in “modalità allerta” e sono rimaste così per circa due o tre chilometri. Dal quattordicesimo (quasi quindicesimo) il crollo è stato inevitabile e sono entrato in modalità salvezza.

Sentivo le gambe spingere molto meno e faticare mille volte di più di prima. Non potevo farci nulla. Anzi, a dire il vero la scelta l’avevo da fare: o mi fermavo al primo passaggio in zona arrivo oppure andavo avanti contando i giri mancanti. Ho deciso di proseguire anche perché ormai mancava poco. Quel poco che in una mezza è sempre troppo. Quel poco in cui vorresti morire nelle condizioni normali. Passando di fianco ai cronometristi ho chiesto la conferma del “meno due” e “ultimo” passaggio. Ho sempre cercato di  allungare, ma rischiavo di fare più danno del bene e così ho limitato il tutto.

Entro per l’ultima volta nel rettilineo finale e mi porto felice come poche altre volte verso il traguardo. Taglio il traguardo, fermo il cronometro e mi sento dire che avevo finito. Tranquilli, lo so e non avrei fatto un metro di più senza ombra di dubbio. Prendo fiato e chiedo come era andata a posizione essendo stati più i sorpassi fatti dei subiti.

Il cronometrista mi guarda e dice: SECONDO!

Prego???? come secondo? Ho fatto davvero “DUE” nella mia vita? Ma che vergogna e per di più con un tempo non da podio!

Kohler CUP: il podio

Il primo podio non si scorda mai e probabilmente per me sarà anche l’ultimo visto che non posso ambire a tempi da vittoria in una mezza maratona pura.

Per me questo podio però ha un valore ancora più grande. Anche se il primo mi ha dato la bellezza di quattordici minuti poco importa. La Kohler CUP 2017 non era stata fatta con velleità agonistiche perché so di non potermele permettere.

Il mio ultimo traguardo felice è stato a Maggio 2016 alla 100Km del passatore ( Faenza dopo quel viaggio chiamato Passatore ) e poi da lì sono cominciati i problemi che mi hanno allontanato dal mondo della corsa. So  bene che a parità di sforzo cardiaco avrei filo da torcere al vincitore perchè era il mio ritmo da 1h26/28m in mezza, ma confrontare adesso non serve a nulla.

Il mio solo confronto è stato: ora i 21 ci sono, ma non come dico io. Però almeno li ho portati a casa e salire sul podio è stata una bella botta per l’autostima personale.

Per ridere ho scritto su facebook il seguente post:

Facciamo #comingout e non pensiamoci più … Il mio ritorno alle gare dopo una lunga assenza sì è concluso così! Faccio ancora fatica a crederci, ma evidentemente sarà la maglia #runnersbergamo a portare bene! Adesso vado a nascondermi dietro una ricca cena e magari un gelato!

e state tranquilli che il gelato (anzi i gelati) sono stati mangiati senza il minimo problema.

Prima di concludere vorrei ringraziare chi mi è stato vicino in questi mesi (tanti e lunghi) da Maggio dello scorso anno ed ha creduto in me perché è stato un percorso davvero difficile e duro: GRAZIE. Non è ancora finito, ma almeno adesso la strada (sembra) quella giusta. Ho voglia di tornare a correre una Regina e poi le Ultra, quindi adesso facciamo i bravi e vediamo di applicarci.

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