Barkley Marathon: ansia da hashtag per 60 (e passa) infinite ore

Barkley Marathon - Lightning the cigarette.La Barkley Marathon 2017 è giunta al termine da pochissimo tempo. Chi non conosce  la Barkley probabilmente non capirà questo post, ma proverò ad introdurlo nel mondo di questa gara unica al mondo.

Si tratta di una gara di Ultra Trail dalla lunghezza di 100 Miglia distribuiti in un anello da 20 miglia da percorrere 5 volte. Detto questo la domanda sorge spontanea: come mai è così speciale? Questa gara vanta un bassissimo numero di finisher. Se in un anno vi è un finisher è già un ottimo risultato. Una gara suicida? Forse, ma basta vedere la foto dell’autore e leggere il regolamento sul sito ufficiale per capirne il tutto.

In questa edizione si sono accavallati molti fattori. Al via era nuovamente presente Gary Robbins (noto per chi come me frequenta “The Ginger Runner“) dopo essersi ritirato lo scorso anno.

The Yellow Gate

Mi ero promesso di seguirlo, ma non credevo in questo modo.  Al cospetto del famosissimo “The Yellow Gate” si continuavano a presentare due super atleti e la gara ha preso un risvolto del tutto inaspettato. Una gara con un numero di finisher bassissimo vanterà due atleti al traguardo? Siccome è una “gara selvaggia” non esiste un canale di monitoraggio. Come fare a seguire il tutto?

Barkley Marathon - The Yellow Gate Le ore scorrono e le news arrivavano tempestive. Ogni notizia vissuta al cospetto del “The Yellow Gate” era nota.

Se ho potuto seguire o meglio vivere questa manifestazione di ultra trail lo devo solamente a twitter ed all’inseguire due hashtag della manifestazione

  • bm100
  • gogarygo

Quello che ho trovato positivo -e lo dico anche da un punto professionale- è la potenza di Twitter nel dare notizie in tempo reale, rapido, mirato ed immediato. Grazie a questi due hashtag ho conosciuto e sono entrato in contatto con un sacco di persone perfettamente sconosciute. Sono a loro grato perchè mi hanno permesso di vivere la gara come se fossi li.

Ansia #social (ansia v2.0)

Ma poi, cosa è successo? La cinquantanovesima ora è scattata. Mancava un’ora al termine e due atleti ancora sul tracciato. Credevo di avere caricato infinite volte la pagina con gli hashtag in precedenza, ma in quell’ora è stato il delirio. Una serie di F5 come se non ci fosse un domani. Circa 5 tab aperte in chrome per avere davanti tutte le ricerche utili su twitter: la barkley marathon mi ha conquistato ed è entrata dentro di me.

A mezzora dal tempo limite John Kelly uno dei due super atleti in gara in vista del tocco del cancello  per l’ultima volta conclude la gara. Manca solo Gary e sinceramente non credevo di vivere l’ansia in versione #social grazie a twitter. Ribadisco: twitter è una vera e propria potenza e non usarlo è veramente sbagliato.

Twitter e la sentenza sulla Barkley Marathon

Barkley Marathon - DNF GaryLa mezzora è in esaurimento e di Gary nemmeno l’ombra. I tweet impennano, il tasto F5 sul mio cellulare si è consumato del tutto. Si leggono i primi tweet che non volevo leggere. Gary è fuori, purtroppo non è finisher. Scatta una gara su twitter per cercare di avere notizie e capire quali siano #fake e quali no.

La doccia fredda è arrivata da una fonte affidabile. Gary è arrivato, ma con SEI SECONDI di ritardo sul tempo limite delle 60h. Purtroppo non è finisher.

Per me e tantissimi altri -come twitter ha dimostrato- sono state 60h infinite e chi mi ha visto in questi giorni sa benissimo cosa intendo dire. Il tweet che non avrei voluto mai leggere, ma questa è storia ed è giusto così.

Un appello non tanto solo sportivo, ma generale sul mio pensiero a tema: in Italia la gente vive su Facebook. Su facebook questi hashtag erano presenti, ma non erano aggiornati in questo modo. Aprite la vostra mentalità e dedicatevi a scoprire nuovi canali di comunicazione.

Il tunnel e la riflessione finale

barkley marathon: tunnelChiudo questo post -mix tra riflessioni personali, sportive e lavorative- con questa bellissima immagine simbolo della Barkley Marathon. In questo preciso istante della mia vita mi si adatta benissimo. Un uomo, un trail runner in un tunnel e si avvia verso l’uscita. Non conosce ancora quanto è distante o quante volte dovrà percorrerlo nuovamente, ma prosegue verso la sua strada.

Ed ora quando non si spacca il secondo nelle proprie imprese sportive o anche nella vita lavorativa pensiamo a Gary e capiamo come il tutto può sfumare per un attimo. Un attimo la cui vita è di sei secondi.

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