Consapevolezza di dire “no, io scendo e mi fermo”

Consapevolezza di dire noConsapevolezza di dire “no, io scendo e mi fermo” per chi vive la montagna dovrebbe essere qualcosa di normale e naturale.  Prima o poi tocca a tutti ed oggi è stato il mio turno.

Fisicamente mi sentivo bene ancora prima di addentrarmi per sentieri. Mi sento bene ancora adesso dopo “l’allenamento” se così lo posso definire.

Sono partito per fare il mio ultimo lungo pre LUT come da programma. Mi ero disegnato e/o rivisto un giro che ho fatto altre volte invertendo dei passaggi in modo da stare fuori più tempo.

Messe le mie scarpe e preso il primo sentiero ho cominciato a correre tranquillo come ho sempre fatto. Mi porto verso la prima salita. Sentiero dove si cammina e bisogna stare attenti per via di alcuni passaggi da non sottovalutare. Una salita che conosco bene ed ho fatto svariate volte anche come “relax serale” con lo scopo di fare quattro passi. Oggi non è stato così.

La consapevolezza nel capire che qualcosa non andava l’ho avuta sin da subito dai primi metri. Più andavo avanti e questo senso aumentava. Mi stava venendo quasi venendo  “l’ansia” e non volevo stare lassù.

Non ho per nulla gustato la salita, anzi l’ho odiata per quanto possibile. Desideravo arrivare giù prima che alla vetta. Non sapevo dove appoggiare i piedi sui sassi. Non sapevo come evitare le radici. Stavo andando in pappa ammesso di non esserlo già.

Non mi sono goduto nulla della salita. L’ho vissuta come “un inferno” e quando mi sono ritrovato alla croce in vetta nemmeno mi sono goduto il momento come sempre. Ho solo pensato a come avrei vissuto la discesa sapendo quello che mi aspettava.

La consapevolezza di come affrontare il tratto avanti  l’avevo. Non ci sono riuscito. Fortuna che ho incontrato un signore e scambiato due parole.

Senza testa non sto per sentieri. Non ha senso ed andare avanti con la consapevolezza di stare rischiando solo per potere dire di averlo fatto a me non piace.

In discesa non sapevo dove e come mettere i piedi. Le radici mi sembravano tronchi ed i sassi massi enormi. Non lo erano e non stavo soffrendo di allucinazioni. Era così che li vivevo.

Finito in qualche modo il sentiero potevo scegliere se proseguire su quello dopo o puntare all’asfalto. Ho scelto l’asfalto e mi sono fatto condurre da lui verso la fine dell’allenamento.

La consapevolezza di non avere fatto quello che dove fare l’ho.

Ho anche la consapevolezza di avere fatto quello che mi sentivo di fare ed oggi “sono tranquillo” (=prima deve passarmi l’esperienza di oggi da dosso) di avere fatto la cosa giusta.

Vorrei chiudere copiando e modificando una frase che ha scritto il mio amico Paolo sul suo blog mi viene da dire una cosa: “Oggi sono proprio contento che sia finita. Sono contento di essermi tolto le scarpette e sento il sollievo nell’indossare scalzo le mie crocs

Ed ora non mi resta che attendere la LUT tra una dozzina di giorni.

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