Faenza dopo quel viaggio chiamato Passatore

Faenza Gelato Post PassatoreFaenza dopo quel viaggio da cento chilometri chiamato Passatore. Si è appena concluso un weekend lungo, intenso ed emozionante. Uno di quelli che si fatica a tirare fuori perché ti segna dentro e nel mio caso anche in alcuni muscoli.

Cosa posso dire?  Ho preso la “100km del Passatore” come un lungo e senza pretese dal punto di vista cronometrico. Per ridere e scherzare nei giorno precedenti avevo espresso la mia voglia di un gelato a  Faenza con l’idea di andarmelo a prendere. Alla fine così è stato e posso dirvi che era davvero buono con un sapore speciale che si vede dalla mia espressione.

A Faenza l’arrivo, ma la partenza? La “100km del Passatore” è un lungo viaggio con partenza nel cuore di Firenze. Un viaggio che nella sua metà ti porta ad affrontare la salita del Passo della Colla dove le gambe e la mente vengono messe a buona prova.

Cominciamo il racconto dall’inizio però? Io NON volevo fare il Passatore. Quando alla fine è stato inserito nel mio piano di preparazione alla LUT come lungo ho parlato coi miei fantasmi ed ho deciso di andarci.

Sabato mattina la sveglia presto, un check dello zaino rapido, le borse col mangiare, il bere ed altre varie ed eventuali. Caricato tutto in macchina si parte verso Firenze nonostante la mia volontà di andare direttamente a Faenza per il gelato. Il viaggio in auto è volato tra una serie di discorsi dal serio all’inutile, diversi messaggi da parte di amici ed una serie di fesserie lette/scritte su Facebook.

Arrivati a Firenze è cominciata a rendersi concreta la mia paura principale: il caldo atroce! Se lo scorso anno lo reputavo tremendo, questa volta era molto più forte. Una coda allucinante -anche dovuta al caldo- per ritirare il pettorale e poi la disperata ricerca di un posto all’ombra per mangiare in vista del grande viaggio. Le quindici non arrivavano più e nel mentre mi sono prodigato nel cercare amici per ingannare l’attesa. Ammetto anche che la ricerca di amici era per capire la loro strategia di gara e fare eventualmente la parte iniziale con loro in modo da stare buono e tranquillo. Avevo promesso di fare un lento, di stare buono e di non fare cavolate. Credo di averlo fatto   e sono contento davvero.  Quando certe emozioni valgono più della medaglia il tuo viaggio è davvero completo.

Passatore 2016 - Il sorrisoRaccontare tutti questi chilometri per intero viene davvero lunga ed impegnativa. Ci sono stati un sacco di momenti piacevoli ed alcuni di difficoltà. Altri momenti che ti chiedi il perché hai scelto una disciplina così, ma poi con l’aumentare dei chilometri fatti capisci il motivo e sei ben felice della scelta.

Avevo ben chiara la mia strategia da applicare durante il mio viaggio e si basava su semplici punti che si possono riassumere in breve.

Non porterò dietro nulla -se non dei sali per riempire la borraccia- da mangiare e bere. In questo modo sarò obbligato a fermarmi ai ristori ed onorarli. Per quanto riguarda il ritmo la soluzione è molto semplice: parto piano, poi quando mi viene voglia di camminare lo faccio altrimenti corro più lento del ritmo di partenza.

Una strategia che ha funzionato bene direi soprattutto visto il caldo. Non avrei retto una gara secca con quella temperatura. Riuscire a fare la prima metà con diversi amici dividendo tratti d’asfalto tra ridere e scherzare è stato veramente piacevole.  Per la seconda metà invece la situazione che volevo era molto diversa. Era il mio lungo. Volevo me stesso. Quello che dovevo capire più di tutto ero io. Avevo bisogno della solitudine che solo la corsa notturna riesce a regalarti. Ho evitato di fare gruppo o affiancarmi a loro dalla Colla in avanti. Ho capito molte cose e sono veramente contento.

E’ stata una notte dura per molti punti di vista. Il caldo non ha mollato e nonostante l’aria un attimo più fresca continuavo a sentirmi appiccicato dal sudore.  Ho visto termometri segnare 24° in piena notte. Ero alla ricerca continua di fontanelle per darmi una rinfrescata. Ho tenuto su la maglietta tutto il tempo e si stava bene. Anche ai ristori da fermi non si sentiva freddo.

Per me è stato un Passatore strano rispetto a quello che mi aspettavo. Volevo farlo in totale autonomia e così in parte è stato. Quello che non avevo previsto era avere una persona speciale che mi seguiva e si faceva trovare lungo il percorso o ai ristori per farmi sentire il suo appoggio e la sua presenza. Ricordo due scene bellissime legate a due ristori diversi. La prima al Passo della Colla -verso le 21.30- un brindisi tra la mia mug di brodo caldo ed una sua bottiglia di birra. La seconda al ristoro dopo l’ottantesimo chilometro. Un ristoro strano per me visto che è stato quello del mio ritiro lo scorso anno. Mi guarda e mi sento dire: certo che vederti mangiare uova sode bevendo coca cola alle due di notte mi lascia perplessa. Nonostante tutto io sono andato avanti a mangiarle senza darle troppo retta. Alla fine -giunto a Faenza- mi ha fatto notare che sono responsabile dello sterminio di pollai lungo il percorso della cento chilometri visto il quantitativo di uova mangiate.

Sono uscito cambiato da questa esperienza. Andando oltre un paio di problemi fisici usciti tra l’ottantacinquesimo ed il novantacinquesimo non mi posso lamentare. Le gambe stanno bene ed anche io dal punto di vista fisico. E la testa? Ha retto bene ed è stata serena anche nei momenti in cui avrebbe voluto mollare. Personalmente -andando contro corrente- non ho apprezzato il Passatore. Oltre a reputarlo insicuro per via del numero spropositato di auto sul percorso e forse peggio ancora le bici che rischiano di venirti addosso passando tra i runner, l’ho trovato dannatamente noioso da correre. Probabilmente a farlo ad un ritmo da gara corretto non la penserei così, ma non credo di volerlo provare.

Passatore 2016: la conquistaUn viaggio si conclude solo con un abbraccio. Per me è stato così. Quando mi è stato detto “ti aspetto a Faenza tra cinque chilometri” le gambe stavano bene e si sono messe a correre lanciano una buona progressione sul finale.

La voglia di mangiarmi quel gelato era tanto, ma la voglia di mangiarlo in compagnia era di più. Già ho rischiato di non essere preso dal rilevamento cronometrico a Marradi per salutarti. Almeno qua al traguardo ero certo di non sbagliare. In compenso ho quasi travolto una persona per venire ad abbracciarti con annesso ribaltone da parte nostra.

Forse il gelato era solo una scusa, ma l’ho mangiato davvero volentieri come reintegro. Un buon premio, bello fresco e dopo una giornata intensa dal punto di vista meteo era desiderato.

So per chi è questo traguardo ed a chi l’ho dedicato. Non è stato facile da evitare di pensarci durante gli ultimi chilometri. Cercavo di tenere la mente impegnata fissando l’asfalto e con quelle due canzoni in modalità continua. Non è stato semplice, ma non pensarci a volte è stata la soluzione migliore. Grazie di avermi fatto compagnia più di tutti quanti soprattutto di notte quando -volente o no- anche i granelli di sabbia che abbiamo dentro diventano montagne e non possiamo più evitarle. Non l’ho fatto, ho solamente cercato di spostarle verso il traguardo trovando così un senso anche a quel rettilineo finale che porta a Faenza. Un senso che altrimenti era solamente numerico e di poca importanza.

Ebbene si, a Faenza si conclude quel lungo viaggio che cento chilometri prima parte da Firenze. Si chiama Passatore. Non è solo questo, ma è anche questo.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi