Io sono proprio altro genere di sportiva

Francesca Salzo: Sportiva di altro genereIo sono proprio altro genere di sportiva.

Questa frase mi è stata detta  nel corso di una chat da una donna conosciuta recentemente sui  social network.

Le ho detto che la risposta giusta alla sua affermazione è raccontarle un fatto che mi è successo in passato.

Si chiama “Francesca Sanzo” e nella foto viene immortalato il suo arrivo alla Run to Up lo scorso settembre.

Con quella sua frase mi ha fatto tornare alla mente l’incontro casuale in stazione col vincitore della Maratona appena svolta.

Aspettavo il treno sul binario. Ero lì con la mia borsa tra i piedi. Vicino a me ho visto un ragazzo di colore con una coppa. Dietro di lui arrivano i classici “maratoneti fenomeni” con la medaglia al collo che si vantano del cronometro.

Guardano la coppa e domandano: sei andato a premio? Lui si gira e gli risponde: No, l’ho vinta.

Su quelle parole io sono rimasto ammutolito. Era tra le mie prime Maratone ed avevo subito una crisi in corsa che mi ha fatto saltare i piani. Quando mi sono sentito chiedere il mio tempo (circa 03h14m) mi sono sentito dire che era un bel cronometro. Me l’ha detto lui, il vincitore della corsa. Al momento sono rimasto così perché proprio non me lo aspettavo.  L’attesa del treno era lunga e così ci siamo messi a parlare del più e del meno riguardo alla maratona ed al gran caldo che ho sofferto.

Ad un certo punto mi è venuto da pensare e dire: te sei forte, lo ammetto perchè alla fine è solo uno che vince. Però ammiro di più chi arriva ultimo. Voi in pochissimo fate tutto e noi (io e chi ha il mio ritmo) lo facciamo in  poco, ma chi arriva in fondo che resta in ballo tutto il tempo è da ammirare per la resistenza e per la volontà di conseguire un sogno per davvero. 

Reggio Emilia 2015Ricordo – come fatto più recente – l’esperienza di Reggio Emilia 2015 (vedi Maratona di Reggio Emilia 2015) quando era arrabbiato, deluso ed amareggiato per il cronometro finale. L’ho chiusa con dodici chilometri di calvario e sono arrivato stando male. Chi mi ha visto -anche in foto nei giorni dopo- mi ha detto che ero cadaverico e che non è correre quello.

Per me non è stata una giornata sportiva. E’ stata una giornata di guerra che mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Mi sono bastate 2h45m circa per ridimensionare il tutto e vedere gli arrivi  poco prima del tempo limite. Le loro espressioni ed emozioni io non le ho vissute nemmeno lontanamente quella domenica.

Vorrei citare una frase dal blog di Francesca Soli scritta nel post “Maratona di Reggio Emilia – 13 dicembre 2015” dove dice: Ma domenica l’ho fatto anche per un amico, e le mie lacrime di gioia degli ultimi 195 metri penso siano la medaglia più bella che potessi regalarmi nel primo anniversario di questa folle avventura chiamata maratona.

Queste emozioni, quando corri per quel numero scritto o sul tuo orologio o sul cronometro al traguardo non sai minimamente cosa siano. Potrai raggiungere la felicità del risultato che andrà a morire la volta dopo. Nello stesso modo potrai raggiungere la delusione totale che ci metterà mesi a passarti. Vi posso garantire -e chi mi è vicino confermare- che per smaltire la giornata negativa di Reggio Emilia non mi sono bastati giorni, ne settimane. Mi sono serviti un paio di mesi per assimilarla e poco altro per cercare di non pensarci.

Per chiudere torno alla frase iniziale: Sono proprio altro genere di sportiva.

Riflessione di oggi: Esistono davvero dei generi/livelli? Oppure siamo tutti vincenti? Pensi di essere meno sportiva perché partiamo assieme ed arriviamo distanti?

Non dimentichiamoci questa domanda soprattuto quando si parla con chi “arriva dopo” di noi. Se   alzandoti dal divano o uscendo di casa rendi la tua giornata sportiva hai compiuto una grande impresa con te stesso. Questo è indipendente da quando fai. 30 minuti? Infinite ore? Se ci metti il cuore, il rispetto e l’onestà allora puoi andare a dormire sereno e felice.

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