L’arroganza, la presunzione e lo Zen correndo

L’arroganza, la presunzione e lo Zen correndo sono tre elementi che possono risiedere nella stessa persona, ma in momenti ben diversi e distinti. Ci pensavo proprio oggi mentre correvo. Ho cominciato la corsa con un percorso ben preciso e poi? Mi sono trovato altrove non perché ho sbagliato strada. E’ successo che ho trovato un punto di pace e l’ho seguito.

Durante l’allenamento ho pensato a quando si corrono distanze brevi (=mezza maratona) o si svolgono allenamenti specifici di velocità. E’ proprio in quei momenti che sento viva l’arroganza del runner. Non ci si può – o meglio non si vuole – spostare da quella che crediamo essere la traiettoria migliore. Se uno è davanti e da le spalle si urla strada per farlo spostare. Se uno arriva frontalmente si presuppone che sia lui a spostarsi.

A distanza di anni mi è venuta in mente una frase tratta da un post di Igor Nastic dal titolo “il triatleta è una divinità” che recita:

il triatleta è una divinità
in piscina vorrebbe una corsia tutta per sé
in strada vorrebbe una corsia tutta per sé
[…] evidentemente scherzo
ma non troppo

Il post è di inizio 2014 e proprio in quel momento stavo preparando quella che è stata la mia ultima gara su distanza ironman: Lanzarote! Ai tempi non ho sentito molto mia la parte del nuoto perché so bene di non sapere nuotare, ma quando in corsia entrava qualcuno avvertivo – ed avverto anche ora – un senso di fastidio. Quello che sento spesso è la voglia di avere una strada tutta per me per non avere interruzioni o distrazioni da elementi esterni. Forse anche il mio pensiero può venire visto come arroganza, ma chi nuota per sport ha ben presente il problema della mancanza di rispetto nella scelta delle corsie.

IMG_20151227_114340108Questa strada esiste? Per me si, sono due e non sono dei luoghi fisici. E’ un luogo chiamato “Ultra” ovvero le lunghe distanze.Ogni volta che devo preparare un allenamento lungo oppure ogni volta che metto le mie scarpe da trail andando per monti ed infine ogni volta che partecipo ad una gara di tipologia ultra.

Il mio vero “Punto Zen” è l’accoppiata Ultra & Trail ed è una disciplina che amo. Chi mi è vicino nell’utimo periodo conosce benissimo gli effetti che mi porta la montagna. Riesco a ritrovare me stesso sia in termini di riflessioni veramente profonde, di valori e di pace interiore. Mi piace l’asfalto – non lo nego – ma quello che riesce a darmi è un numero per la distanza e per il tempo. I viaggi (=ultra) fatti su strada mi sono piaciuti e mi hanno dato esperienza / soddisfazioni. I viaggi sassosi fatti mi hanno trasformato e cresciuto. Questa via non è facile ed è piene di insidie, ma è quella che amo di più in assoluto proprio per quello che ti lascia dentro. Ogni volta che si scende a valle si è decisamente diversi da come si è partiti. Forse non lo si percepisce subito, ma gli effetti e cambiamenti arrivano quando meno li si aspetta.

Mi è anche venuto da ridere (=leggere piangere) pensando alla presunzione di certi runner o atleti che per farsi vedere vogliono / decidono / capiscono che il solo modo per farlo è “pisciare il più lontano possibile dimostrando di averlo grosso” e vantarsi di tutto quello che poi segue. Tutti i passi / distanze / situazioni sono da rispettare. Invece loro lo vanno senza valutare le conseguenze. I migliori (=sono ironico) sono gli stradisti nei trail. Li si riconosce subito in partenza per via dei loro calcoli matematici sui tempi di percorrenza in modo da bilanciare il tutto per avere la media che si aspettano tra salita, discesa e tratti piani. Come questa categoria sia finita nel mio ragionamento di questa mattina non ho la minima idea.  Ho lasciato ruota libera ai pensieri e l’ha tirata in mezzo.  L’arroganza è “quasi tollerabile” a confronto di questi comportamenti. A volte paragono queste persone al fanale retronebbia acceso senza il minimo motivo se non per spaccare i suddetti agli altri.

Non è un caso la mia scelta di abbandonare (=ridurre) le gare su strada per quelle nei boschi.
Non è un caso il volere abbandonare gare corte in generale per dedicarmi alle Ultra.
Non è un caso che per questo 2016 abbia scelto come obiettivi degli Ultra Trail.

Io ho scelto da che parte stare e come condurre i miei viaggi. E te? Dove ti schieri?

La distanza è la mia vita, senza non riuscire proprio a stare bene. Non mi interessa essere uno che corre forte. A me interessa essere un che corre lontano!

Spero di uscirne bene da questo 2016 non solo a livello sportivo, ma a livello di persona e di cambiamenti e grazie di cuore a chi mi sarà particolarmente vicino durante i miei successi e  fallimenti perché anche con quei momenti bisogna convivere e da li si riparte!

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