[Trail] Giro del Giongo – Hakuna Matata W05D7

Devo dire che oggi è stata una domenica veramente fantastica! Non sono mancate emozioni o il divertimento o la fatica. Ho trovato tutto questo e molto altro partecipando al “Giro del Giongo” e devo dire che è stata veramente una bellissima esperienza. Non nego le difficoltà incontrate, ma non nego nemmeno l’emozione provata quando ho alzato lo sguardo al cielo sotto il gonfiabile d’arrivo.

La mattinata è cominciata bene incontrando un mio amico che non vedevo da quasi un anno. Nonostante non indosso più il loro body da triathlon non è cambiato nulla ed abbiamo riso e scherzato sinceramente come lo scorso anno. Queste sono le PERSONE VERE e credo che molta gente deve ancora capire questa distinzione. Dopo una chiacchierata ho cominciato le operazioni di cambio e mi sono riuscito a svegliare abbracciando un buon caffè prima della partenza. Ho preso due decisioni veramente importanti ed utili alla gara in questo momento:

  • Correrò col cinturone per l’acqua usando solo due delle quattro borracce presenti
  • Correrò coi bastoncini telescopici sperando che mi vengano in aiuto

Il tempo della spunta, di ascoltare il briefing e di salutare il mio amico la gara è partita. Cavolo, non ero ancora pronto mentalmente. Credo che non mi resta molto da fare se non cominciare a correre. Vi dico solo che l’entusiamo era tantissimo da dimenticarsi di premere “start” sul garmin. L’ho fatto qualche centinaio di metri dopo.

Trail: Non sapevo esattamente a cosa stavo andando incontro ed ero felice. Quando ho cominciato a trovarmi davanti le prime salite il panico non è mancato. Fortunatamente era larga e mi sono fatto superare senza grossi problemi. Già da subito ho capito che essere quadrupede non era per nulla male. Riuscivo a salire più agilmente. La questione era solamente una: ora sono all’inizio … chissà come andrà prima della fine?

Finalmente una bella salita sterrata che porta su verso la cima. Ho faticato pochissimo a salire ed i bastoncini mi sono stati veramente di aiuto. Quello che attendevo con ansia erano i ristori sul percorso. Oggi la giornata era calda nonostante fossimo in mezzo ai boschi. Chi mi conosce ha presente le difficoltà con cui mi abbronzo. Vi dico solo che oggi sono tornato a casa con le braccia più scure e non è sporco.

L’attesa della cima e la sofferenza per raggiungerla veniva ripagata ad ogni passo osservando il panorama. Veniva quasi voglia di sedersi e fissarlo a tempo indeterminato. Un po come ho fatto ad Howt lo scorso ottobre/novembre col mare irlandese. Ci sono emozioni che solo la natura ti riesce a regalare.

Durante la salita non mi sono sentito per niente solo. Qualche chiacchiera con altri runners o con dei “civili” che camminavano o coi volontari sul percorso. Ad un certo punto ho cominciato a sentire una tromba da stadio e non capivo proprio cosa fosse. L’ho scoperto solo in cima. Quando si arrivava i volontari suonavano la “tromba da stadio” in segno di tifoseria. Il posto della felicità immensa per essere arrivato in cima è stato preso da un senso di paura immensa.

Lo devo ammettere e non posso farci molto: NON SONO CAPACE A SCENDERE SU STERRATO! Un volontario in cima mi ha detto che la salita era finita ed era tutta discesa. Gli ho detto che preferivo il contrario e quando ho visto la discesa. Sapevo che dovevo farmela amica per almeno una decina di chilomentri. Da quello che mi ricordavo del percorso avrei trovato una leggera salita prima di arrivare alla fine.

Erano veramente tanti i passaggi che hanno caratterizzato questa discesa per me interminabile.

Si passava da un “single track veloce” ai sassi che per poco non mi “facevano piangere” (superati scendendone uno alla volta) ai dei tratti belli larghi e scorrevole con fondo compatto a del “ciottolato gigante” scivoloso a causa di una tubatura rotta sul finale.

I primi quatto chilometri di discesa sono andati quasi bene. Tra attimi di panico e/o distrazioni da parte del paesaggio mi sono passati via. Il problema è stato quando ho preso un minimo di confidenza e su una curva ho misurato il sentiero cadendo in avanti. Non mi sono fatto nulla di serio e grave. Il “bollettino di guerra” dice: qualche graffio alle mani, un taglio leggero alla coscia sinistra, una sbucciata minima al ginocchio destro e per chiudere in bellezza un taglio a metà della tibia. Quando mi sono rialzato stavo meglio di prima e mi veniva da ridere.

Inutile dire che dalla caduta in poi la discesa è stata molto più cauta. Sembra strano anche a me il fatto che si possa rallentare qualcosa di praticamente fermo, ma è successo. Posso dire di esserci riuscito e credo non sia da tutti questa impresa.

Ad un certo punto vedo la strada salire e non avete idea di come mi ha reso felice! Sapevo di dovere fare circa un paio di chilometri “verso l’alto” e senza esagerare tra un passo veloce e corsa lentissima mi sono volati via.

Quando ho visto la discesa mi ha nuovamente preso il panico. Sapevo di dovere stare attento perchè il tratto scivoloso a causa della tubatura rotta era lì ad attendermi. Quando me lo sono trovato davanti ho praticamente camminato. Ho alzato lo sguardo ed ho visto un rettilineo asfaltato in discesa.

Ho chiesto ad un volontario se fosse asfalto sino alla fine. Dalla sua risposta affermativa a quando le mie gambe sono *partite* non è passato un secondo. Ho cominciato a spingere in maniera del tutto spontanea lasciando fare il ritmo alle gambe. Devo dire che una risposta così non me la sarei aspettata. Ho cominciato a correre sui 4.20-30/km (visto a casa scaricando i dati dal Garmin) e non ho fatto per nulla fatica. Ho ripreso qualche ragazzo e l’ho superato senza grosse difficoltà.

La domanda era semplice: Avevano detto che mancavano circa 200m … il gonfiabile di arrivo dove era finito?

Eccolo, lo vedo … non ci credo … ci sono riuscito a finirla! Ad un certo punto, durante lo sconforto per le discese, mi ero imposto come regola che sarei andato sino in fondo anche se superavo il tempo massimo consentito dalla gara!

Sento lo speaker fare il mio nome … non è un sogno … ci sono arrivato davvero alla fine … NON CI POSSO CREDERE!

[…] Ieri sera: ‎… domani la nuova aquila farà il suo primo volo sperando di non deludere nessuno … […]
[…] Post gara: ‎…19.54@7.57/km : l aquila non ha volato e fatto la tartaruga … MA SONO FELICISSIMO!!! … […]

Finito il racconto della gara vorrei fare un “breve elenco puntato” su alcuni fattori che oggi mi hanno dato da riflettere e/o che vorrei segnalare:

  • Sicurezza sul percorso: IMPRESSIONANTE! Il percorso era pieno di volontari ed uomini del soccorso alpino nei punti più critici pronti ad intervenire. Le segnalazioni non mancavano ed era impossibile perdersi. E’ questo che rende una gara simile sicura favorendo le iscrizioni.
  • Ristori: Sinceramente ho trovato tutti i ristori (compreso quello all’arrivo) ben forniti nonostante fossi nella coda del Trail. Il problema è stato dopo il terzo ristoro. Trovarsi davanti il cartello del rifugio “Nostri formaggi” è una tentazione enorme per mollare tutto e fermarsi a mangiare 🙂
  • Post Gara: Volete mettere un bellissimo ristoro con dell’ottimo pane e salame? Ed in seguito una bellissima doccia calda? Ho scoperto lì di essermi tagliuzzato perchè con l’acqua cominciava a bruciare.
  • Attrezzatura: Devo dire che essermi trasformato in quadrupede con l’uso dei bastoncini è stato veramente ottimo. A differenza dell’altra volta non ho male alle ginocchia e sento le gambe meno stanche dai colpi di discesa. Per la certezza assoluta dobbiamo aspettare domani. Inutile dire che l’avere portato con me il cinturone è stata una vera salvezza vista la temperatura.
  • Strada/Montagna: Mentre tornavo a casa confrontavo la corsa di oggi con una “Maratona Ideale” e devo dire che sono in crisi. E’ vero che ho il passo da strada ed anche oggi l ho sofferto. Le emozioni e la non monotonia che si provano in questa disciplina però sono impagabili. Capisco sempre di più il mio amico che mi ha detto che lui Maratone su asfalto non le farà. Nel caso farà le Sky-Marathon perchè sono tutto un altro mondo.
Ora vi saluto e vado a farmi una buona dose di relax (cartoni animati) sperando di non addormentarmi nel mentre. Domani? In pausa una bella nuotata e la sera si pedala e scopriremo lo stato del mio ginocchio!

Andrea

Andrea -di mestiere programmatore- ha trovato nello sport di resistenza la sua passione che lo rende vivo. Ha intrapreso varie discipline tutte basate sull'endurance (Maratone, Ultra, Trail ed Ironman) perchè alla fine quello che conta di più per lui è divertirsi e stare bene. Trova il tempo per fare anche dell'altro? Certamente: ascolta tantissimo Rock e la sera si riposa giocando online a World Of Warcraft. Ogni tanto legge anche per staccare la mente e portarla in altri contesti.

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